venerdì 19 settembre 2014

Il vero esame di maturità è l'esperienza dell'amore

Quando si passa dalla fanciullezza all'età adulta? Ai diciott'anni, quando per legge si diventa maggiorenni? O a sedici, l'età con la quale nei paesi più avanzati si prende la patente e si ha diritto di voto?
Al debutto in società, come negli ammuffiti balli delle debuttanti? O quando in America scatta l'ora del grande Ballo della Scuola, per cui le ragazze debbono trovare - a tutti i costi - uno straccio di ragazzo che faccia loro da cavaliere?
Qui, da noi, in Italia, definiamo uno stupido esame nozionistico "Esame di maturità", come se la maturità consistesse nel conoscere il Manzoni o le corrette coniugazioni dei verbi latini.

Neanche per idea.

Il vero passaggio avviene, come sa la maggior parte di noi, quando c'innamoriamo per la prima volta, quando usciamo dagli angusti recinti della gretta vita materiale; l'anima si sveglia e cerca nell'altro il sentiero che conduce alla felicità.
Non parlo dell'amore istituzionalizzato, quello per cui ci si fidanza e poi ci si comporta come coniugi sposati da quarant'anni.
Parlo dell'amore che brucia e avvampa l'anima. L'amore che innalza a vette di felicità inimmaginabili e fa precipitare in abissi di dolore mai prima esplorati.

Chi lo prova cessa di essere un ragazzo e diventa uomo. Ecco il vero esame di maturità.

Queste esperienze valgono per tutti, uomini e donne, etero e gay. Il sesso c'entra fino a un certo punto, dato che è l'attrazione fisica ad innescare l'amore, ma non è l'elemento principale di questo processo di trasformazione interiore. 

Non tutti attraverseranno questo tipo di esperienza, per cui molti rimarranno invischiati nella materialità di un'esistenza piatta e banale, senza capirne il vero significato.