sabato 30 agosto 2014

Il romanzo popolare

Nell'Ottocento l'evoluzione della società rese necessaria la diffusione di opere letterarie presso un più vasto pubblico. Nacque così la cosiddetta letteratura di consumo.

I romanzi d'appendice, in francese feuilleton, erano storie raccontate a puntate sui quotidiani, romanzi d'intrattenimento rivolti a un pubblico popolare. Si trattava per lo più di storie drammatiche, moralmente edificanti, che sfociavano dopo infinite vicende, emotivamente forti, in un liberatorio lieto fine.
Seguitissimi, i romanzi d'appendice garantivano una certa tiratura dei quotidiani che li ospitavano, dovuta alla fidelizzazione dei lettori.

Una specializzazione dei romanzi d'appendice fu il romanzo rosa, dove le vicende narrate riguardano storie romantiche di coppia.
Con la radio le storie si trasferirono nell'etere sotto forma di radiodrammi a puntate. Nacquero così negli USA le cosiddette "soap opera", dove le vicende - sempre di natura sentimentale - procedono attraverso una narrazione diluita in un numero di puntate pressoché infinito.
Le soap opera, trasferite in televisione, ebbero un enorme successo negli scorsi anni; successo che perdura tutt'oggi.
Il nome "soap opera" è dovuto al fatto che queste produzioni servivano per reclamizzare, attraverso le interruzioni pubblicitarie, vari prodotti, fra i quali i detersivi (soap). La Procter &Gamble produsse a tal proposito "Sentieri", dapprima un radiodramma, successivamente trasposto in televisione come telefilm seriale.
Le telenovelas, la versione sudamericana delle soap opera statunitensi, prevedono un finale che chiude la storia, mentre nelle soap non c'è mai un finale. La storia è di fatto infinita.
Ultimamente i romanzi "popolari" si sono trasformati in saghe, ovvero storie raccontate lungo diversi volumi seriali numerati. Mi vengono in mente le diverse saghe sui vampiri adolescenti.

Spesso i romanzi popolari sono sciatti, privi di fantasia, scritti solo per amore di guadagno. Altre volte gli scrittori sono dei semplici mestieranti, che scrivono tecnicamente bene, ma senza nessun afflato emotivo.

Come capita spesso con i film hollywoodiani, la cattiva letteratura popolare segue un format specifico - non so quanto codificato - per cui nelle prime n pagine si deve descrivere l'incontro-scontro fra i protagonisti, cui seguono n capitoli che debbono descrivere il conflitto che separa i due momentaneamente, per poi, nelle ultime pagine, addivenire a una riconciliazione con l'inevitabile "...e vissero tutti felici e contenti".

Il romanzo popolare, come qualsiasi forma d'arte, può essere scritto bene o male. Tantissimi grandi autori si sono cimentati con questo genere nella storia della letteratura.

 La dignità del romanzo popolare è indiscutibile, nonostante la grande quantità di spazzatura che esce tutti i giorni sotto le sue insegne.

 Per bacino di potenziali lettori, per le tematiche morali e civili che si possono veicolare, per la forza delle emozioni, il romanzo popolare - a parer mio - si dimostra una forma d'arte molto più rilevante rispetto alle opere "elevate", che ben pochi sono disposti a leggere.